La Casinabella va in grotta: e se insieme facciamo meditazione immersi nel sale?

La grotta di sale è quella di Elisabetta a San Lazzaro. Volevo chiedere ad Elisabetta di scrivere qualche riga, ma in questi giorni è, comprensibilmente, molto indaffarata.

Ho sentito Elisabetta circa diciotto mesi fa timidamente annunciare quello che era il suo sogno: eravamo ad un corso di Shahruz Rouholfada dedicato all’autostima e in un lavoro a coppie casualmente siamo capitate insieme, ci siamo conosciute in quel momento, e il compito che ci era stato dato affidato era di descrivere quello che era un nostro sogno imprenditoriale e procedere a ritroso dalla realizzazione al primo passo. Elisabetta in questi mesi ha lavorato sodo e sabato il suo sogno diventa realtà: apre il suo centro benessere…al sale!

A parte sabato e domenica che ci saranno un sacco di persone, ho in mente di chiedere ad Elisabetta di riservare una mezzoretta ogni tanto alle amiche della Casinabella per fare un momento di silenzio guidato all’interno della grotta di sale. Sarà un momento di benessere per il corpo, per la mente e per lo spirito. Chi è interessato può comunicarmelo tramite What’s App al 3358331465 o via mail all’indirizzo solito lamiacasinabella@gmail.com e appena avrò il calendario ve lo comunicherò per prenotarvi perché la grotta contiene al massimo cinque persone. Già sabato e domenica chi è interessato può lasciare il proprio nominativo e verrà contattato.

Cosa c’è di più bello di condividere la soddisfazione di un’amica?

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“Che il tempo sia promessa”

Il weekend passato sono ritornata a Romena, una fraternità nata nel 1991 intorno ad un poeta, artista, prete speciale, don Luigi Verdi.

In programma c’è un convegno dal titolo: “Nutrire la Vita”, uno dei relatori è José Tolentino Mendonça, poeta, letterato, prete ora vescovo portoghese; il Portogallo delle istituzioni lo ha scelto come rappresentante della letteratura e della poesia portoghese nel mondo, Papa Francesco come direttore della Biblioteca Vaticana. Vado a Romena per sentire lui, lo conosco perché ho passato la prima notte dell’anno, nei miei capodanni al Sacro Eremo di Camaldoli, a leggere il suo libro “Liberiamo il tempo” e ne avevo inserito un brano, quello dove scrive che ormai viviamo tutti in open space senza caratterizzazioni a supporto della mia proposta di cercare e trovare in casa uno spazio sacro.

Nel corso poi di quest’anno, quello che partirà a ottobre, gli avevo già ‘commissionato’ la lettura di inizio serata, prima ancora di ascoltarlo dal vivo.

Un intervento, il suo, poetico ed emozionante, dove parla del mare della sua Madeira che lo ha visto nascere, dove lo sento dire che ogni uomo è nutrimento per gli altri uomini, ed è questo l’esempio di Gesù, dove afferma, lui direttore della Biblioteca Vaticana,  di amare soprattutto gli scrittori ribelli, uno fra tutti Pier Paolo Pasolini, perché ci danno domande e non conferme, dove dice che sia benedetta la nostra fragilità perché è lei che ci consente di comprendere il senso della nostra vita. Cosucce così!!!

Finito l’intervento mi metto in fila per chiedere l’autografo, già vedo che lui non stringe mani ma abbraccia con un sorriso pazzesco (devo dire che ha sorriso tantissimo per tutto l’intervento, ripetendo che gli piace molto Romena e si vedeva proprio che era contento di essere dov’era, per me anche questo grandissimo insegnamento); penso anche a voi corsiste, con che orgoglio vi mostrerò la sua firma, è la spinta a non rinunciare per timidezza. Ma quando arrivo davanti al suo sorriso direttamente lamia timidezza mi gioca un brutto scherzo, mi emoziono e mi vengono gli occhi lucidi di lacrime, questo uomo, compresso da un sacco di gente che attendono, si ferma, mi sorride e mi chiede: “Perché?” Io come in trance gli rispondo che nei miei corsi leggo dei brani del suo libro, non gli basta, mi chiede “Che corsi?” E io gli dico che sono corsi per prendersi cura di se’ e del proprio tempo, partendo dalla propria casa, con una sintesi impeccabile che non mi è propria (!) Ancora sorride chiedendomi il nome e scrive: “Per Nicoletta che il tempo sia promessa” e mi abbraccia stretto.

Sorrido anche io e fuggo, perché se potevano essere anche carini e simpatici due occhi lucidi, dei singhiozzi soffocati sono sinceramente imbarazzanti.

Quindi, sappiatelo: i corsi di quest’anno hanno anche questa laica e poetica benedizione di un poeta vescovo.

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Anche noi, al Villaggio Due Madonne!

Un misto di sorpresa (“cos’è ‘sta roba qui?”), diffidenza (“cosa c’è sotto…”), e ammirazione (“ma che bella cosa!”) ha accolto la mia proposta al Villaggio.

Ho messo a disposizione 150 miei romanzi, di tutti i generi, li ho divisi in dieci contenitori di plastica verdi e li ho affidati agli esercenti di Piazza Lambrakis con la richiesta di collocare la cassetta al mattino fuori dal negozio e di ritirarla alla chiusura.

Sono libri a disposizione di chi passa, può prenderli leggerli e riportarli, oppure se vuole, può tenerli. Sono libri liberi!

Ho deciso di festeggiare così l’arrivo della primavera, creando questa Biblioteca del Villaggio, e anche di festeggiare i primi sei mesi al Villaggio della Casinabella.

Ammetto che sono molto contenta della scelta che ho fatto di dare una dimensione reale a questo blog, alla pagina di facebook, di avere una sede per i miei corsi, un luogo fisico per ciò che nasce nella mia testa. E mi sembra che così sia stato recepito dalle persone che mi hanno seguito e quindi procedo su questa strada e il prossimo passo sarà di creare l’associazione LAMIACASINABELLA, il mio sogno della casa degli scambi di ‘saperi’ che si sta realizzando!

Ma ho voglia anche di entrare nello spirito del Villaggio, il quartiere che ospita la Casinabella, quello spirito che dall’esterno mi aveva attratto. E devo dire che la mia prima impressione di un mondo più vicino ai miei anni dell’infanzia che al mondo di oggi è stata confermata conoscendo gli esercenti di Piazza Lambrakis. Persone che credono nel lavoro che stanno facendo (alcuni da 53 anni come la Signora Vanna, la Parrucchiera per signore) altri più giovani e arrivati più recentemente, anche da via come i ‘ragazzi della frutta’, ma che si vede che amano il loro lavoro e ‘curano’ i loro clienti. Davvero un bel mondo che esiste ancora, dove passare sotto il portico a fare la spesa è un modo anche per socializzare e non rimanere soli in casa o rimanere soli nella confusione di un supermercato.

Allora grazie al Forno Musolesi, al Parrucchiere Sandro, alla Parrucchiera Vanna, alla Bottega della Piazzetta,alla Pizzeria il Monello, alla Macelleria da Roberto, alla Merceria Morena, al Bar Simo e al Bar Cacciatori e venite a leggere al Villaggio!

Sorelle

Un evergreen: gatta&mimosa!

Scusate, ma sono un po’ restia ad entusiasmarmi per l’8 marzo.

Faccio fatica a considerarla festa perché una percentuale altissima di ‘festeggiate’ oggi rischierà di morire per mano del ‘fuoco amico’, non potrà scegliere come vestirsi, constaterà che la sua busta paga è più bassa di quella del collega, si sentirà dire dagli amorevoli nonni: “hai bisogno che ti teniamo il bambino?” e non “avete bisogno”, sottolineando che il lavoro per la madre è un hobby, non un lavoro serio come quello del padre, e tante altre piccole ‘involontarie’ allusioni.

Scusate se proprio oggi vogliamo fare qualcosa, sentiamoci solidali con tutte le donne, facendo capire che siamo una forza perché non siamo rivali, ma sorelle!

Grazie, cappotto, hai fatto il tuo dovere

Da tre anni ‘predico’ il ‘dezavagliamento’ come rimedio a tanti mali delle nostre case (e non solo delle case). Liberarsi degli oggetti per rendere la casa più comoda, più leggera, più elegante, per ribadire il concetto che veniamo prima noi (persone) delle cose, per avere uno spazio in cui sia più facile muoversi, per gestire al meglio le pulizie.

Quando qualche settimana fa ho trasferito l’intero mio guardaroba dall’armadio che adesso ospita i vestiti di mia madre (tre ante) al mio attuale (un’anta), in dieci minuti, mi sono sentita un vero super eroe del ‘dezavagliamento’, ho pensato che poi non solo predicavo (spero) bene, ma che poi non razzolavo neppure male, che soddisfazione!

Poi la dura realtà, il confronto con un oggetto che negli anni ho amato, sfruttato, difeso, che sono arrivata a sentire quasi come una divisa, ebbene la constatazione che questo oggetto si stava letteralmente disfando tra le mie mani; tu, cappotto spagnolo diseguale; avevi la fodera interna ridotta talmente a brandelli che quando infilavo il braccio nelle maniche le dita rimanevano impigliate, per non dire poi del tessuto esterno che perdeva fili dalle cuciture che si stavano aprendo inarrestabili.

E’ già dall’inverno scorso che fingo di non vedere, che mi prodigo in tour per me faticosissimi tra i saldi per cercare il tuo degno sostituto finendo, quasi ovviamente viste le premesse, per non trovarlo e quest’anno ho addirittura posticipato la ricerca agli ultimi giorni dei saldi, per scongiurare, inconsciamente, o forse no, la scoperta di un nuovo capospalla.

E invece no, quest’anno il destino mi ha giocato un brutto scherzo, mi ha fatto trovare un cappotto, proprio della mia taglia, proprio rosso e nero ma con anche dell’azzurro così da adattarsi anche ai jeans, proprio ad un buon prezzo, proprio abbattendo ogni mia conscia o inconscia remora mi ha sedotto e costretta all’acquisto.

In negozio mi sono chiesta se non lasciarti direttamente lì, ma non ce l’ho fatta. Sono arrivata a casa indossando ancora te, e il nuovo dentro alla busta, e ho capito la portata del compito a cui ero chiamata: buttarti via. Otto anni di fidato lavoro, otto anni in cui non solo mi hai tenuto caldo, otto anni in cui, nonostante le stampe colorate e ‘chiassose’, mi hai fatto sentire a mio agio.

Ho iniziato a pensare a tutti gli escamotage proposti dalla Kondo, dalla Yamashita, da Sasaki, alla ‘zona di transito’ di Gilligham-Ryan, impantanata nella decisione di abbandonarti. Non ce l’ho fatta da sola, mi è venuta in aiuto mia nuora che ,sbrigativamente, ti ha messo nella busta del tuo successore e mi ha detto che ti avrebbe sistemato alla meglio e svenduto per pochi euro via internet.

Allora sono giunta a questa conclusione: se arrivate nel ‘dezavagliamento’ ad un punto critico, fatevi aiutare da qualcuno, fatevi prestare i suoi occhi per vedere in un altro modo l’oggetto che avete davanti, e fidatevi e accettate questa nuova visione.

Addio, cappotto, hai fatto ‘più’ del tuo dovere!

Riporto qui la bibliografia delle citazioni nel testo:  MARIE KONDO, “Il magico potere del riordino”;  H. YAMASHITA, “Riordina la tua vita”;  F. SASAKI, “Fai spazio nella tua vita”;  MAXWELL GILLIGHAM-RYAN, “Apartement therapy”.

Odi et Amo

A dodici anni, grazie ad una prof delle medie di ‘applicazioni tecniche’ (allora si chiamava così la materia che oggi non so più quale dizione esatta ha, lo scoprirò quando arriveranno alle medie i miei nipoti!) cioè 43 anni fa, ho scoperto che nella mia vita avrei voluto progettare.

E negli ultimi anni ho combattuto contro questa mia predestinazione, con tutte le mie forze, ma non c’è verso: arriviamo sempre lì! Gli eventi negativi che nella mia professione di architetto ho dovuto affrontare (le porte che si sono chiuse!) mi hanno però spalancato un portone verso gli abitanti dei miei progetti, dalle cose-edifici-appartamenti alle case-persone-ambienti, dai calcoli, i metri quadrati, le superfici alla luce, all’energia, al colore e al calore.

Allora mi arrendo: questo so fare, questo so trasmettere, ma soprattutto questa è la mia missione di vita, per me perché mi piace fare queste cose, per chi incontro che ha bisogno di qualche consiglio per costruirsi il suo rifugio, il suo luogo ideale quotidiano.

Io, lamiacasinabella, siamo a vostra disposizione!

Un po’ di date:

Il corso “LA MIA CASINA BELLA“, 6 incontri in tre sedi:

presso la sede di Armonie, via Emilia Levante 138, al giovedì dalle 18,00 alle 20,00, dal 25 gennaio (25 gennaio, 8, 22 febbraio, 8, 22 marzo, 5 aprile);

presso la Mediateca di San Lazzaro, via Caselle 22, al mercoledì dalle 20,30 alle 22,30, dal 7 febbraio (7, 14, 21, 28 febbraio, 7, 14 marzo)

a Piazza Lambrakis 2/f, sede della Casinabella, al martedì dalle 20.30 alle 22,30, dal 13 febbraio (13, 20, 27 febbraio, 6, 13, 20 marzo).

Il corso “DEZAVAGLIAMENTO PLUS“, massimo 4 partecipanti, tecniche personalizzate per liberare la casa da quello che non serve, a Piazza Lambrakis 2/f, sede della Casinabella, al sabato dalle 9,30 alle 12,30 (10, 24 febbraio, 17 marzo)

Il corso “IL MIO TEMPO SACRO“, massimo 4 partecipanti, tecniche personalizzate per organizzare le mie giornate partendo da me come attore principale e non come stunt-man, trovarobe, comparsa, autista, segretaria di produzione, addestratrice di animali, produttore e regista, a Piazza Lambrakis 2/f, sede della Casinabella, al sabato dalle 9,30 alle 12,30 (17 febbraio, 10, 24 marzo)

Domandatemi, telefonatemi  al 3358331465, scrivetemi a lamiacasinabella@gmail.com, sarò più che felice di raccontarvi cosa succederà a questi incontri!

Vi aspetto!

 

 

 

La mia casa, il mio tempo, per i miei sogni

Il titolo di questo post è il titolo del mio corso di quest’anno.

Questa serie di incontri nasce in seguito alla mia esperienza di arredatrice e di donna, dall’osservazione del rapporto che molte persone (in particolare molte donne) hanno con la propria casa: invece che essere il rifugio, dove si può finalmente trovare pace, protezione e svago, diventa una specie di prigione da cui rifuggire il più possibile.

E’ un percorso alla ricerca del benessere, verso la libertà e la felicità: se invece che vivere solo per una settimana all’anno in un paradiso incantato, mettessimo le nostre energie nel trasformare la casa e la vita di tutti i giorni in un paradiso?

Si procede eliminando tutto quello che è inutile e fastidioso, sia in fatto di spazio sia in fatto di tempo, riscoprendo quello che ci piace e ci emoziona.

Saranno tutti incontri in cui la tecnica e la pratica dell’organizzazione dello spazio e del tempo, si concilieranno con la pigrizia, la creatività e le emozioni, perché ognuno possa riappropriarsi del suo spazio migliore in questo mondo.

Gli incontri saranno di due ore e inizieranno alle ore 20.30, saranno sei e si svolgeranno nella sede di Piazza Lambrakis 2/f. Inizieranno a metà ottobre e finiranno quindi prima di Natale.

Il 4 ottobre in occasione dell’inaugurazione ci sarà l’occasione per avere ulteriori informazioni e per l’iscrizione, ecco anche la mia mail (lamiacasinabella@gmail.com).

Vi aspetto!

Inizia l’avventura

“… Pensiamo molto la vita, ma la viviamo poco.… Quanto più si pensa, tanto più si deve meditare: ecco la regola. Perché? Be’, perché quanto più riempiamo la testa di parole, maggiore è la necessità di svuotarla per lasciarla di nuovo sgombra….

Così scrive Pablo d’ Ors nel suo libro “Biografia del silenzio”. Come non essere d’accordo!

La mia voglia di leggerezza, iniziata (e non ancora finita) dal ‘dezavagliamento’, dalla liberazione dalle cose, non poteva che arrivare dove sta approdando, cioè alla leggerezza della mente.

Non mi piace partire da una sofferenza (troppo chiasso, troppo rumore, troppe immagini, troppe proposte) vorrei invece partire da un desiderio: ritrovare la pace nel silenzio.

Silenzio come fuga dal rumore, ma soprattutto come desiderio di tranquillità, di concentrarsi su un solo input per volta, di affrontare un solo impegno, ma di portarlo a termine, senza interruzioni, senza cambi di volume.

Silenzio anche come leggerezza, come liberazione dal troppo: troppe immagini, troppe voci, troppi litigi, troppe presunzioni di verità assoluta.

Silenzio anche come ricostituente, che rinforza lo spirito, ma anche il corpo, ne sono sicura, una dieta sana che preveda solo quello che è consono alla nostra costituzione, né troppo né troppo poco, il giusto.

Silenzio anche come regalo a noi stessi: riserviamo una parte della nostra vita egoisticamente a noi, ne condividiamo sempre tanta con tutti, alla fine l’ultima persona di cui ci curiamo siamo proprio noi stessi.

E per farmi questo regalo, almeno cinque o sei giorni alla settimana, mi sto organizzando in questo modo: tutte le mattine dalle 7.15 alle 7.45 e tutte le sere dalle 19,15 alle 19.45 vorrei passare mezzoretta in silenzio, a riempirmi di pace. Dal 5 ottobre farò questo momento presso la sede de La mia casina bella, in Piazza Lambrakis, 2/f che sarà aperta a tutti quelli che vorranno partecipare, anche solo una volta per provare: stare in silenzio è l’unico requisito richiesto!

Non sarà facile, forse fallirò, forse falliremo, ma mi fa piacere provare, chi mi accompagna in questa avventura?

La mia casina bella ha la sua casina

Era da un po’ che mi ci arrovellavo: ‘La mia casina bella’ è nata a casa mia, nel calore e nella confusione, nella pace e nella distrazione del mio soggiorno, ma quella è la mia casa, non può diventare la ‘nostra casina bella’…

Così, come al solito, il silenzio energico, creativo e progettuale del Sacro Eremo di Camaldoli, mi ha ispirato: e se trovassi un posto fisico e reale che potesse diventare la sede de ‘la mia casina bella’, che potesse diventare ‘la nostra casina bella’?

Appena rientrata da Camaldoli ho preso un bel quadernino A5 fuxia e ho appiccicato in prima pagina lo schizzetto (deformazione professionale) che avevo fatto all’eremo.

Quindi ho pensato al luogo ideale, volevo uscire da San Lazzaro verso Bologna, comunque senza allontanarmi troppo da San Lazzaro. La prima scelta è ricaduta sulla zona Pontevecchio, la seconda sul Villaggio Due Madonne. Entrambe sono delle piccole ‘enclavi’ dove esistono ancora dei negozi di vicinato e dove le persone che si incontrano per strada si fermano a parlare. Poi la scelta si è capovolta con la considerazione che da casa mia (zona nuova di San Lazzaro) il Villaggio Due Madonne è raggiungibile con una passeggiata e in dieci minuti di bus o bicicletta, mentre la zona Pontevecchio richiede forzatamente l’uso di mezzi. Inoltre il villaggio è proprio adiacente all’uscita 12 della tangenziale e ha molta più disponibilità di parcheggi (fattore non secondario).

A questo punto ho fissato un budget cercando di comprendervi tutte le spese da affrontare, quelle di avvio e quelle annuali di gestioni e mi sono di conseguenza data un canone mensile massimo di spesa. Quindi ho acceso il computer e ho iniziato a caso da Bakeka.it la mia ricerca e ‘lui’ era lì, in Piazza Lambrakis, qualcosa in più del costo che mi ero data, ma che mi è stato immediatamente scontato dal proprietario senza che neppure glielo chiedessi (un segno che era proprio lui il mio ufficietto)

E’ piccolo come il mio soggiorno, ma ovviamente ci saranno solo tavoli e sedie, quindi meno angusto; lo lascerò molto ‘libero’ in modo che si possa adattare a quante più situazioni possibili; non avrà WIFI né telefono, perché possa essere un luogo di silenzio e di conoscenza fatta di parole e di sguardi, di facce presenti e non collegate. Vorrei anche che fosse l’opportunità per qualcuno che si sta ‘lanciando’ in qualcosa di nuovo, di avere uno spazio per proporre la propria attività (contattatemi da subito se siete interessati)

Il 4 Ottobre, San Petronio, Santo Patrono di Bologna, il quarto arcano dei tarocchi, l’Imperatore, il potere territoriale, sarà la data giusta per l’inaugurazione. Siete tutti invitati, vi aggiornerò!

 

Camaldoli è sempre una buona idea

Il film “Sabrina”, da cui ho tratto, parafrasandola, la citazione del titolo, è un film che mi è sempre piaciuto: Parigi è bella ed è sempre “una buona idea”,  anche da soli, per riorganizzare la propria vita, come fa Sabrina per due volte. Così è il Sacro Eremo di Camaldoli per me.

Ci vai per stare in pace (il telefono ha campo solo in un centimetro quadrato del parcheggio e non sempre) lontano dagli affanni quotidiani, dai telegiornali, dai colleghi e dai vicini di casa, ma, lì, ti si apre un mondo: pensi che sia una fuga ‘da’ e invece è una corsa ‘per’!

Il Sacro Eremo di Camaldoli è un luogo magico, per chi ha fede e per chi pensa di non averla. Tante persone buone, tanti spiriti illuminati e luminosi ci sono, e ci sono passati, e hanno senz’altro lasciato dell’energia calda e tenera nell’aria.

Penso che ognuno dovrebbe avere il suo luogo personale di raccoglimento: per raccogliere le forze, le idee, i sogni, le energia, per ricaricarsi, un posto dove pensare solo a se stessi e alla propria vita, per guardarla con calma dall’esterno, come in un film, un proprio luogo di silenzio. E invece in vacanza ci portiamo, il più delle volte, lo stesso stress da cui cerchiamo di fuggire.

Io ho deciso di farci una scappata (nel senso letterale del termine) ogni stagione dell’anno; mi serve per ritrovare il mio centro (forse il mio Centro) ma soprattutto per programmare le attività future, perché nel momento che ti stacchi dalla quotidianità, ti vengono in mente mille idee, mille soluzioni, intrise di una gran voglia di eliminare i sospesi e partire con qualcosa di nuovo.

Non è un invito a rinunciare alle vacanze, specialmente a quelle che consentono di stare H24 con i propri cari, ma almeno un giorno sarebbe importante prenderselo tutto per se’, per andare da soli da qualche parte dove non si è mai stati o, al contrario, nel proprio luogo del cuore.

Controindicazioni? Sì: crea dipendenza, se lo fate una volta non ne potrete più fare a meno!