Grazie, cappotto, hai fatto il tuo dovere

Da tre anni ‘predico’ il ‘dezavagliamento’ come rimedio a tanti mali delle nostre case (e non solo delle case). Liberarsi degli oggetti per rendere la casa più comoda, più leggera, più elegante, per ribadire il concetto che veniamo prima noi (persone) delle cose, per avere uno spazio in cui sia più facile muoversi, per gestire al meglio le pulizie.

Quando qualche settimana fa ho trasferito l’intero mio guardaroba dall’armadio che adesso ospita i vestiti di mia madre (tre ante) al mio attuale (un’anta), in dieci minuti, mi sono sentita un vero super eroe del ‘dezavagliamento’, ho pensato che poi non solo predicavo (spero) bene, ma che poi non razzolavo neppure male, che soddisfazione!

Poi la dura realtà, il confronto con un oggetto che negli anni ho amato, sfruttato, difeso, che sono arrivata a sentire quasi come una divisa, ebbene la constatazione che questo oggetto si stava letteralmente disfando tra le mie mani; tu, cappotto spagnolo diseguale; avevi la fodera interna ridotta talmente a brandelli che quando infilavo il braccio nelle maniche le dita rimanevano impigliate, per non dire poi del tessuto esterno che perdeva fili dalle cuciture che si stavano aprendo inarrestabili.

E’ già dall’inverno scorso che fingo di non vedere, che mi prodigo in tour per me faticosissimi tra i saldi per cercare il tuo degno sostituto finendo, quasi ovviamente viste le premesse, per non trovarlo e quest’anno ho addirittura posticipato la ricerca agli ultimi giorni dei saldi, per scongiurare, inconsciamente, o forse no, la scoperta di un nuovo capospalla.

E invece no, quest’anno il destino mi ha giocato un brutto scherzo, mi ha fatto trovare un cappotto, proprio della mia taglia, proprio rosso e nero ma con anche dell’azzurro così da adattarsi anche ai jeans, proprio ad un buon prezzo, proprio abbattendo ogni mia conscia o inconscia remora mi ha sedotto e costretta all’acquisto.

In negozio mi sono chiesta se non lasciarti direttamente lì, ma non ce l’ho fatta. Sono arrivata a casa indossando ancora te, e il nuovo dentro alla busta, e ho capito la portata del compito a cui ero chiamata: buttarti via. Otto anni di fidato lavoro, otto anni in cui non solo mi hai tenuto caldo, otto anni in cui, nonostante le stampe colorate e ‘chiassose’, mi hai fatto sentire a mio agio.

Ho iniziato a pensare a tutti gli escamotage proposti dalla Kondo, dalla Yamashita, da Sasaki, alla ‘zona di transito’ di Gilligham-Ryan, impantanata nella decisione di abbandonarti. Non ce l’ho fatta da sola, mi è venuta in aiuto mia nuora che ,sbrigativamente, ti ha messo nella busta del tuo successore e mi ha detto che ti avrebbe sistemato alla meglio e svenduto per pochi euro via internet.

Allora sono giunta a questa conclusione: se arrivate nel ‘dezavagliamento’ ad un punto critico, fatevi aiutare da qualcuno, fatevi prestare i suoi occhi per vedere in un altro modo l’oggetto che avete davanti, e fidatevi e accettate questa nuova visione.

Addio, cappotto, hai fatto ‘più’ del tuo dovere!

Riporto qui la bibliografia delle citazioni nel testo:  MARIE KONDO, “Il magico potere del riordino”;  H. YAMASHITA, “Riordina la tua vita”;  F. SASAKI, “Fai spazio nella tua vita”;  MAXWELL GILLIGHAM-RYAN, “Apartement therapy”.

Odi et Amo

A dodici anni, grazie ad una prof delle medie di ‘applicazioni tecniche’ (allora si chiamava così la materia che oggi non so più quale dizione esatta ha, lo scoprirò quando arriveranno alle medie i miei nipoti!) cioè 43 anni fa, ho scoperto che nella mia vita avrei voluto progettare.

E negli ultimi anni ho combattuto contro questa mia predestinazione, con tutte le mie forze, ma non c’è verso: arriviamo sempre lì! Gli eventi negativi che nella mia professione di architetto ho dovuto affrontare (le porte che si sono chiuse!) mi hanno però spalancato un portone verso gli abitanti dei miei progetti, dalle cose-edifici-appartamenti alle case-persone-ambienti, dai calcoli, i metri quadrati, le superfici alla luce, all’energia, al colore e al calore.

Allora mi arrendo: questo so fare, questo so trasmettere, ma soprattutto questa è la mia missione di vita, per me perché mi piace fare queste cose, per chi incontro che ha bisogno di qualche consiglio per costruirsi il suo rifugio, il suo luogo ideale quotidiano.

Io, lamiacasinabella, siamo a vostra disposizione!

Un po’ di date:

Il corso “LA MIA CASINA BELLA“, 6 incontri in tre sedi:

presso la sede di Armonie, via Emilia Levante 138, al giovedì dalle 18,00 alle 20,00, dal 25 gennaio (25 gennaio, 8, 22 febbraio, 8, 22 marzo, 5 aprile);

presso la Mediateca di San Lazzaro, via Caselle 22, al mercoledì dalle 20,30 alle 22,30, dal 7 febbraio (7, 14, 21, 28 febbraio, 7, 14 marzo)

a Piazza Lambrakis 2/f, sede della Casinabella, al martedì dalle 20.30 alle 22,30, dal 13 febbraio (13, 20, 27 febbraio, 6, 13, 20 marzo).

Il corso “DEZAVAGLIAMENTO PLUS“, massimo 4 partecipanti, tecniche personalizzate per liberare la casa da quello che non serve, a Piazza Lambrakis 2/f, sede della Casinabella, al sabato dalle 9,30 alle 12,30 (10, 24 febbraio, 17 marzo)

Il corso “IL MIO TEMPO SACRO“, massimo 4 partecipanti, tecniche personalizzate per organizzare le mie giornate partendo da me come attore principale e non come stunt-man, trovarobe, comparsa, autista, segretaria di produzione, addestratrice di animali, produttore e regista, a Piazza Lambrakis 2/f, sede della Casinabella, al sabato dalle 9,30 alle 12,30 (17 febbraio, 10, 24 marzo)

Domandatemi, telefonatemi  al 3358331465, scrivetemi a lamiacasinabella@gmail.com, sarò più che felice di raccontarvi cosa succederà a questi incontri!

Vi aspetto!

 

 

 

La mia casa, il mio tempo, per i miei sogni

Il titolo di questo post è il titolo del mio corso di quest’anno.

Questa serie di incontri nasce in seguito alla mia esperienza di arredatrice e di donna, dall’osservazione del rapporto che molte persone (in particolare molte donne) hanno con la propria casa: invece che essere il rifugio, dove si può finalmente trovare pace, protezione e svago, diventa una specie di prigione da cui rifuggire il più possibile.

E’ un percorso alla ricerca del benessere, verso la libertà e la felicità: se invece che vivere solo per una settimana all’anno in un paradiso incantato, mettessimo le nostre energie nel trasformare la casa e la vita di tutti i giorni in un paradiso?

Si procede eliminando tutto quello che è inutile e fastidioso, sia in fatto di spazio sia in fatto di tempo, riscoprendo quello che ci piace e ci emoziona.

Saranno tutti incontri in cui la tecnica e la pratica dell’organizzazione dello spazio e del tempo, si concilieranno con la pigrizia, la creatività e le emozioni, perché ognuno possa riappropriarsi del suo spazio migliore in questo mondo.

Gli incontri saranno di due ore e inizieranno alle ore 20.30, saranno sei e si svolgeranno nella sede di Piazza Lambrakis 2/f. Inizieranno a metà ottobre e finiranno quindi prima di Natale.

Il 4 ottobre in occasione dell’inaugurazione ci sarà l’occasione per avere ulteriori informazioni e per l’iscrizione, ecco anche la mia mail (lamiacasinabella@gmail.com).

Vi aspetto!

Inizia l’avventura

“… Pensiamo molto la vita, ma la viviamo poco.… Quanto più si pensa, tanto più si deve meditare: ecco la regola. Perché? Be’, perché quanto più riempiamo la testa di parole, maggiore è la necessità di svuotarla per lasciarla di nuovo sgombra….

Così scrive Pablo d’ Ors nel suo libro “Biografia del silenzio”. Come non essere d’accordo!

La mia voglia di leggerezza, iniziata (e non ancora finita) dal ‘dezavagliamento’, dalla liberazione dalle cose, non poteva che arrivare dove sta approdando, cioè alla leggerezza della mente.

Non mi piace partire da una sofferenza (troppo chiasso, troppo rumore, troppe immagini, troppe proposte) vorrei invece partire da un desiderio: ritrovare la pace nel silenzio.

Silenzio come fuga dal rumore, ma soprattutto come desiderio di tranquillità, di concentrarsi su un solo input per volta, di affrontare un solo impegno, ma di portarlo a termine, senza interruzioni, senza cambi di volume.

Silenzio anche come leggerezza, come liberazione dal troppo: troppe immagini, troppe voci, troppi litigi, troppe presunzioni di verità assoluta.

Silenzio anche come ricostituente, che rinforza lo spirito, ma anche il corpo, ne sono sicura, una dieta sana che preveda solo quello che è consono alla nostra costituzione, né troppo né troppo poco, il giusto.

Silenzio anche come regalo a noi stessi: riserviamo una parte della nostra vita egoisticamente a noi, ne condividiamo sempre tanta con tutti, alla fine l’ultima persona di cui ci curiamo siamo proprio noi stessi.

E per farmi questo regalo, almeno cinque o sei giorni alla settimana, mi sto organizzando in questo modo: tutte le mattine dalle 7.15 alle 7.45 e tutte le sere dalle 19,15 alle 19.45 vorrei passare mezzoretta in silenzio, a riempirmi di pace. Dal 5 ottobre farò questo momento presso la sede de La mia casina bella, in Piazza Lambrakis, 2/f che sarà aperta a tutti quelli che vorranno partecipare, anche solo una volta per provare: stare in silenzio è l’unico requisito richiesto!

Non sarà facile, forse fallirò, forse falliremo, ma mi fa piacere provare, chi mi accompagna in questa avventura?

La mia casina bella ha la sua casina

Era da un po’ che mi ci arrovellavo: ‘La mia casina bella’ è nata a casa mia, nel calore e nella confusione, nella pace e nella distrazione del mio soggiorno, ma quella è la mia casa, non può diventare la ‘nostra casina bella’…

Così, come al solito, il silenzio energico, creativo e progettuale del Sacro Eremo di Camaldoli, mi ha ispirato: e se trovassi un posto fisico e reale che potesse diventare la sede de ‘la mia casina bella’, che potesse diventare ‘la nostra casina bella’?

Appena rientrata da Camaldoli ho preso un bel quadernino A5 fuxia e ho appiccicato in prima pagina lo schizzetto (deformazione professionale) che avevo fatto all’eremo.

Quindi ho pensato al luogo ideale, volevo uscire da San Lazzaro verso Bologna, comunque senza allontanarmi troppo da San Lazzaro. La prima scelta è ricaduta sulla zona Pontevecchio, la seconda sul Villaggio Due Madonne. Entrambe sono delle piccole ‘enclavi’ dove esistono ancora dei negozi di vicinato e dove le persone che si incontrano per strada si fermano a parlare. Poi la scelta si è capovolta con la considerazione che da casa mia (zona nuova di San Lazzaro) il Villaggio Due Madonne è raggiungibile con una passeggiata e in dieci minuti di bus o bicicletta, mentre la zona Pontevecchio richiede forzatamente l’uso di mezzi. Inoltre il villaggio è proprio adiacente all’uscita 12 della tangenziale e ha molta più disponibilità di parcheggi (fattore non secondario).

A questo punto ho fissato un budget cercando di comprendervi tutte le spese da affrontare, quelle di avvio e quelle annuali di gestioni e mi sono di conseguenza data un canone mensile massimo di spesa. Quindi ho acceso il computer e ho iniziato a caso da Bakeka.it la mia ricerca e ‘lui’ era lì, in Piazza Lambrakis, qualcosa in più del costo che mi ero data, ma che mi è stato immediatamente scontato dal proprietario senza che neppure glielo chiedessi (un segno che era proprio lui il mio ufficietto)

E’ piccolo come il mio soggiorno, ma ovviamente ci saranno solo tavoli e sedie, quindi meno angusto; lo lascerò molto ‘libero’ in modo che si possa adattare a quante più situazioni possibili; non avrà WIFI né telefono, perché possa essere un luogo di silenzio e di conoscenza fatta di parole e di sguardi, di facce presenti e non collegate. Vorrei anche che fosse l’opportunità per qualcuno che si sta ‘lanciando’ in qualcosa di nuovo, di avere uno spazio per proporre la propria attività (contattatemi da subito se siete interessati)

Il 4 Ottobre, San Petronio, Santo Patrono di Bologna, il quarto arcano dei tarocchi, l’Imperatore, il potere territoriale, sarà la data giusta per l’inaugurazione. Siete tutti invitati, vi aggiornerò!

 

Camaldoli è sempre una buona idea

Il film “Sabrina”, da cui ho tratto, parafrasandola, la citazione del titolo, è un film che mi è sempre piaciuto: Parigi è bella ed è sempre “una buona idea”,  anche da soli, per riorganizzare la propria vita, come fa Sabrina per due volte. Così è il Sacro Eremo di Camaldoli per me.

Ci vai per stare in pace (il telefono ha campo solo in un centimetro quadrato del parcheggio e non sempre) lontano dagli affanni quotidiani, dai telegiornali, dai colleghi e dai vicini di casa, ma, lì, ti si apre un mondo: pensi che sia una fuga ‘da’ e invece è una corsa ‘per’!

Il Sacro Eremo di Camaldoli è un luogo magico, per chi ha fede e per chi pensa di non averla. Tante persone buone, tanti spiriti illuminati e luminosi ci sono, e ci sono passati, e hanno senz’altro lasciato dell’energia calda e tenera nell’aria.

Penso che ognuno dovrebbe avere il suo luogo personale di raccoglimento: per raccogliere le forze, le idee, i sogni, le energia, per ricaricarsi, un posto dove pensare solo a se stessi e alla propria vita, per guardarla con calma dall’esterno, come in un film, un proprio luogo di silenzio. E invece in vacanza ci portiamo, il più delle volte, lo stesso stress da cui cerchiamo di fuggire.

Io ho deciso di farci una scappata (nel senso letterale del termine) ogni stagione dell’anno; mi serve per ritrovare il mio centro (forse il mio Centro) ma soprattutto per programmare le attività future, perché nel momento che ti stacchi dalla quotidianità, ti vengono in mente mille idee, mille soluzioni, intrise di una gran voglia di eliminare i sospesi e partire con qualcosa di nuovo.

Non è un invito a rinunciare alle vacanze, specialmente a quelle che consentono di stare H24 con i propri cari, ma almeno un giorno sarebbe importante prenderselo tutto per se’, per andare da soli da qualche parte dove non si è mai stati o, al contrario, nel proprio luogo del cuore.

Controindicazioni? Sì: crea dipendenza, se lo fate una volta non ne potrete più fare a meno!

ROMANTICOSO

Tutto nasce dall’affermazione lapidaria di un’amica: “Il romanticismo è una fregatura”, riferito alle proprie vicende amorose.

Razionalmente le do ragione (e penso di non essere la sola): ci nutriamo follemente di gesti romantici, salvo poi col tempo scoprire che era ‘junk food’, cibo spazzatura, assolutamente privo di nutrienti e, spesso, addirittura tossico.

(Tra parentesi: ho una coppia di carissimi amici dove lui si vanta, nella loro ormai ventennale relazione, di averle regalato un unico fiore, un fiore malamente disegnato su un biglietto usato del bus, che, per altro, lei conserva come una reliquia nel portafoglio; da qui io l’ho ribattezzato, con tutto il bene che gli voglio, l’ultimo dei romantici, inteso come all’ultimo posto della classifica!)

Eppure sento che il mio animo, e di sicuro anche quello di queste due mie amiche, e non solo il loro, è alla ricerca di tutto ciò che è poetico, bello, caldo, sereno, dolce, in una parola: ‘romanticoso’.

E allora che fare? Arrenderci?

Forse ho una soluzione: se smettessimo di cercare nei nostri rapporti amorosi l’aspetto romantico, trovando, troppo spesso, esponenti che si contendono l’ultimo posto in classifica e invece cercassimo il ‘romanticoso’ che c’è intorno a noi, senza scomodare un altro essere umano?

Se in un rapporto ci ‘accontentassimo ‘ di lealtà, rispetto, coraggio, disponibilità e altruismo e cercassimo il godimento di un fresco bosco profumato in cui risuona il mormorio delle acque di un ruscello? O il godimento della lettura appassionante di un romanzo commovente? O di un gesto affettuoso dell’animale di casa (inteso proprio come animale!) O del sollievo di un massaggio rilassante?

Il mondo è pieno di ‘romanticosità’ su misura per noi e a nostra disposizione: buttiamoci a capofitto!

Luigia Pantalea Rovito

– Luigia, parlaci di te

– Ho due nomi, il primo sa di antico, il secondo di “come?!”.
A ogni modo, con questi due nomi sono nata il 26 maggio del lontano 1970, in una zona collinare che guarda sul Tirreno, in Calabria. Ho cominciato subito la mia vita di pallina da ping-pong: infanzia in Veneto, ritorno al Sud, in giro per l’Italia dopo il diploma di Traduttrice.
Scrivo da che ho memoria, poche cose mi danno la stessa sensazione di benessere e completezza. Sono attratta da particolari all’apparenza insignificanti, ma che nella mia testolina diventano storie fatte e finite.
Sono fortemente convinta che un congiuntivo messo al posto giusto arrivi in Cielo meglio di una preghiera, e che la nostra lingua vada protetta e difesa da neologismi decisamente antipatici.
Amo far sorridere gli altri, e la mia attività di volontariato come Clown di corsia me ne dà puntualmente occasione.

– E ora raccontaci qualcosa di ‘petaloso’ (ahahaha) di “Vita di Miranda”

– Oh, il mio Vita di Miranda è molto petaloso (qualsiasi cosa voglia dire)! È una vicenda che copre circa 40 anni di storia italiana, e che, partendo dai primi del ‘900, include necessariamente la Grande Guerra, l’avvento e l’ascesa del Fascismo, la Seconda Guerra Mondiale e, soprattutto, la Resistenza partigiana. Attraverso la protagonista e gli altri personaggi viviamo gli amori, la condizione della donna in quei tempi, la passione politica, la necessità di scegliere da che parte stare. Ho voluto, spero riuscendovi, ripercorrere quel periodo con un occhio particolarmente benevolo verso i ragazzi che hanno reso possibile la nostra libertà. Vita di Miranda è disponibile in libreria e ai link qui sotto:

bookabook.it/prodotto/vita-di-miranda/

https://www.ibs.it/vita-di-miranda-libro-luigia-pantalea-rovito/e/9788899557423

-.Immagino che riuscire a pubblicare fosse il tuo sogno, come hai fatto a tirarlo fuori dal cassetto?

– Con un po’ di coraggio e i contatti giusti. Dopo alcune proposte di pubblicazione a pagamento, metodo che va decisamente contro ogni mia convinzione e che trovo poco etico, ho tentato la strada del crowdfunding di bookabook.it Si tratta di una casa editrice innovativa, che non chiede un solo euro all’autore, ma – dopo un’attenta selezione – mette l’opera, per così dire, in prevendita. Coloro i quali desiderino diventare lettori di quella storia in particolare, ne prenotano una copia. Se, dopo un dato periodo, si riescono a pre-vendere un tot di copie, parte l’iter per la pubblicazione. Inoltre, è una realtà che crea community: noi autori ci conosciamo e apprezziamo tra di noi, partecipiamo ai successi di ciascuno e spesso, come nel mio caso, facciamo presentazioni congiunte. In questo periodo siamo in tour con Roberta Dieci (I sogni non fanno rumore) e Chimena Palmieri (Raval). Tutto questo è raro, se ci pensi.

Ringrazio Luigia non solo per averci fatto compagnia in questa pagina, ma anche per la sua disponibilità ad incontrarci ‘dal vero’ mercoledì 21 giugno alle 21 presso il Cocomeraio di Ca’ de’ Mandorli (nome ufficiale Pub 2000 Estate, via Idice 24 San Lazzaro): saranno delle ‘chiacchiere dense’ al fresco tra amiche con l’opportunità di sentire raccontare dal vivo un’autrice della propria creatura e del cammino seguito per portarla alla luce.

LUIGIA ROVITO FRONTE COPERTINA

Intervista a Barbara Rangoni

NICOLETTA: Parlaci di te

-Mi chiamo Barbara Rangoni ho 52 anni e sono da sempre appassionata di cucina, in particolare di cucina etnica; l’interesse è nato dopo aver sperimentato l’uso delle spezie e delle erbe in cucina. Nel mio percorso alla ricerca degli alimenti meno noti, mi sono imbattuta, dieci anni fa, nel campo della lievitazione naturale. Un mondo affascinante di cui si iniziava a parlare allora e che ha generato anche una serie di comunità virtuali sul web tra le quali la più importante è sicuramente la “Comunità del cibo Pasta Madre” fondata da Riccardo Astolfi. Quello che mi ha affascinato di più è stato l’approccio con cui veniva descritto e promosso un alimento, che essendo legato a doppio filo al pane, racchiudeva anche tutti i più alti valori di condivisione e gratuità; sono così diventata ‘spacciatrice’ di pasta madre e ho iniziato a sperimentare anche io.

E’ iniziata così una vera e propria passione che mi ha portato ad approfondire l’argomento con i più importanti consulenti del settore e che al 2013 mi ha fatto incontrare l’editore che mi ha proposto di scrivere un libro sull’argomento: “Pasta Madre Ignoto il padre” (ediz. Il loggione).

Il mio percorso di conoscenza nell’universo farine mi ha anche portato ad approfondire le tematiche legate alla salubrità del grano e di quelle legate al recupero delle vecchie sementi, i cosiddetti “grani antichi”, e all’importanza dei metodi di coltivazione e macinazione. Ho collaborato inoltre al progetto per l’apertura di un forno che utilizzasse pasta madre e le farine del nostro territorio. Mi sono poi messa alla prova e ho contribuito all’avviamento del locale nei primi mesi della sua nascita.

Ma essendo uno spirito irrequieto e alla continua ricerca di novità ho pensato che sarebbe stato interessante creare occasioni di formazione organizzando corsi sul lievito madre e i grani antichi e anche sui lievitati senza glutine con farine naturali a km. 0 . È nato così il progetto che ancora è in fase di sviluppo per creare una rete tra produttori e consumatori, avvicinandoli attraverso l’insegnamento di tecniche di panificazione con pasta madre e piccole conferenze e coinvolgendo anche i consumatori “Gluten Free”.

NICOLETTA: Hai in programma qualche evento a breve?

-Sarò il 17 e il 18 giugno a Montalbano di Ferrara con “La pasta con farina di legumi e Farine naturali” e “Gluten Free e lievitati con farine naturali” (docente Chef Cristina Basso) http://blog.cookaround.com/papuzzakia/cristina-basso-e-la-sua-ricerca-nel-campo-delle-farine-naturali-senza-glutine/

Il 25 Giugno e il 2 Luglio sarò ospite al mattino dell’Azienda Agrituristica Le Barbarighe in Provincia di Rovigo per due appuntamenti con la Pasta Madre, il primo con le basi e il secondo con /le forme del pane. (www.lebarbarighe.it)!

A Settembre grosse novità: creerò occasioni di incontro sul tema “cucina emozioni e salute” e altro ancora per un approccio a tutto tondo sulla questione “Cibo” e che spero avranno tutta l’attenzione che a mio parere meritano!

NICOLETTA: Grazie Barbara, so che hai anche in programma la nascita di un blog, intanto chi è interessato può contattare direttamente Barbara all’indirizzo barbara.rangoni@gmail.com.

BARBARA RANGONI LIBRO

Elogio della solitudine

Sto per scrivere due cose in forte contraddizione l’una con l’altra e penso che faccia parte di me e della mia natura di essere attratta dai poli… oppostissimi!

Prima di parlare dell’argomento del titolo premetto che una delle cause scatenanti le malattie, secondo le teorie di Hamer, credeteci o no, io ci credo, è la mancanza di comunicazione, e io sono convinta anche della mancanza di comunicazione con noi stessi.

Questo per dirvi che sono diventata più o meno al compimento dei cinquant’anni una sostenitrice della solitudine, ma nel contempo ho riscoperto il valore della comunicazione, del dialogare sulle cose importanti della nostra vita, del raccontare cosa ci spaventa e cosa ci fa piacere, e tutto questo con un’altra persona, ma soprattutto con me stessa.

Vi metto anche subito in guardia perché se cercate e ottenete dei momenti per stare da soli (un vostro spazio sacro) sappiate che avrete subito su di voi sospetti di ogni tipo (vuole stare solo perché è depresso, perché gli stiamo antipatici, perché se la tira, perché ha un amante, e via dicendo). Inoltre se siete di quelle persone che ci sono sempre state per tutti (e poco e niente per voi stesse) e volete ricavarvi un po’ di spaziotempo per voi, diventerete immediatamente egoiste e inaffidabili. Pazienza! Resistete!

Uno spaziotempo per noi, sacro, rituale ci serve come l’acqua e il cibo. Perché credete che gli adolescenti si rifugino nella loro camera e guai a stanarli? Perché sentono il bisogno di energia, e ci si ricarica di energia vitale stando con noi stessi.

In più lo stare da soli ha tanti altri pregi che Dominique Loreau nel suo libro “L’arte della semplicità” descrive ampiamente. Nel capitolo “Coltivate l’arte di vivere da sole” scrive:

“In inglese “solo” si dice alone, che deriva da all one, cioè “tutt’uno”… Per chi non è abituato può essere doloroso, ma col tempo diventa una risorsa preziosa… E’ un dono del cielo, la condizione essenziale per migliorarsi, occuparsi di cose serie e lavorare bene… Imparate ad essere felici da sole: cucinate, fate giardinaggio, fatevi belle, riordinate la casa e i vostri pensieri”